12 gennaio 2025

Il tempo dell'instabilità

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L’inizio di un nuovo anno costituisce tradizionalmente un momento di riflessione sul tempo storico in cui siamo immersi. Nel contesto attuale, tuttavia, tale esercizio si rivela particolarmente complesso: le relazioni internazionali attraversano infatti una fase di profonda ridefinizione, caratterizzata non da una singola linea di frattura, ma dalla sovrapposizione di crisi, transizioni incomplete e mutamenti sistemici che mettono in discussione le categorie interpretative consolidate della politica globale.

 

Il quadro che si delinea è quello di un ordine internazionale sempre più instabile: in diverse aree del mondo, processi politici interni e dinamiche geopolitiche esterne si intrecciano producendo effetti difficilmente prevedibili. La politica internazionale sembra così muoversi lungo una traiettoria segnata dal ritorno della logica della forza, dalla centralità della sovranità statale e da una rinnovata enfasi sulla dimensione geopolitica del potere.

 

In questo contesto, i conflitti armati in corso continuano a produrre effetti strutturali sull’assetto della sicurezza internazionale. Essi non rappresentano più eventi eccezionali o circoscritti, ma si inseriscono in dinamiche di lungo periodo che ridefiniscono alleanze, percezioni di minaccia e priorità strategiche. Allo stesso tempo, crisi politiche irrisolte e transizioni istituzionali incerte contribuiscono ad alimentare un clima globale di instabilità, in cui la distinzione tra dimensione interna e dimensione internazionale dell’azione politica risulta sempre più labile.

 

Di fronte a questo scenario, diventa essenziale interrogarsi non solo sui luoghi tradizionali della politica internazionale, ma anche su quegli “spazi simbolici” e “istituzionali” attraverso cui l’ordine globale viene rappresentato, contestato e talvolta rinegoziato Lo sport moderno ne rappresenta uno di questi casi: fin dalla sua affermazione tra XIX e XX secolo, è stato investito dell’ambizione di costituire una sfera di interazione internazionale regolata da principi differenti rispetto a quelli della competizione politica e militare. L’ideale olimpico, con la sua pretesa universalistica, ha incarnato una delle espressioni più durature di questa aspirazione. 

 

Tuttavia, la presunta neutralità dello sport rispetto alla politica si è progressivamente rivelata fragile. Nel mondo contemporaneo, lo sport è divenuto una delle arene più visibili attraverso cui si manifestano le trasformazioni dell’ordine internazionale. Le controversie che attraversano le istituzioni sportive globali, le tensioni legate alla partecipazione agli eventi internazionali e l’uso strategico dei grandi appuntamenti sportivi come strumenti di proiezione simbolica e di legittimazione rivelano come lo spazio sportivo sia ormai profondamente intrecciato con le dinamiche del potere globale. Più che un ambito separato, esso si configura come un terreno in cui si riflettono e si condensano conflitti, rivalità e aspirazioni della società internazionale.

 

In tale prospettiva si collocano i prossimi Giochi Olimpici Invernali che l’Italia si prepara ad ospitare. In un’epoca segnata da incertezza, frammentazione e conflittualità, un evento sportivo di portata globale assume un significato che va oltre la dimensione agonistica. Esso rappresenta uno spazio simbolico di incontro e visibilità, nel quale si confrontano - in forma regolata - attori provenienti da contesti politici e culturali profondamente differenti. 

 

È precisamente a questa intersezione tra sport e politica internazionale che è dedicato il secondo numero di Global Age. Journal of Political Studies and International Thought, la rivista promossa da ASERI. 

 

All’inizio di questo nuovo anno - mentre il sistema internazionale continua a essere attraversato da tensioni profonde e da processi di ridefinizione ancora incompiuti - resta essenziale mantenere uno sguardo analitico sul presente. Comprendere i luoghi – materiali e simbolici – in cui il potere si esercita e viene contestato è una condizione necessaria per orientarsi in un mondo segnato da instabilità e mutamento. In questa prospettiva, lo sport non rappresenta un ambito marginale, ma una chiave interpretativa rilevante per analizzare le possibilità, i limiti e le contraddizioni della convivenza internazionale nel XXI secolo, contribuendo a mantenere aperta - seppur in forma contingente e non priva di ambiguità - la possibilità del dialogo anche in contesti segnati dal conflitto.