11 maggio 2025

Le relazioni internazionali in un’epoca di frammentazione

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In una recente intervista con The Economist, il giornalista e podcaster statunitense Tucker Carlson ha affermato: “Se l’Europa non è un alleato degli Stati Uniti, allora la Cina governa il mondo.”


Che questa affermazione si riveli accurata o meno, il suo significato risiede in ciò che riflette: una rinnovata tendenza a interpretare la politica globale attraverso una lente strettamente geopolitica — una lente che riduce la complessità internazionale a blocchi di potere rivali e a mutevoli equilibri di influenza.

 

In questo contesto, si sostiene spesso che il cosiddetto “ordine internazionale basato sulle regole” sia in declino terminale. Questa visione, tuttavia, è esagerata. Sebbene la fiducia nelle norme e nei principi che sostengono questo ordine si sia chiaramente indebolita, il sistema stesso non è scomparso. Componenti chiave — come i regimi commerciali, gli accordi di sicurezza e i quadri giuridici internazionali — rimangono in vigore, anche se operano in modo meno coerente e affrontano una contestazione crescente. Piuttosto che una chiara transizione dall’ordine al caos, ciò a cui stiamo assistendo è un graduale processo di frammentazione, caratterizzato da conformità selettiva e da un crescente attrito politico.

 

L’affermazione di Carlson è quindi meno una previsione che un’argomentazione semplificata su come opera il potere globale. Essa evidenzia un’intuizione fondamentale delle relazioni internazionali: il potere è raramente esercitato in isolamento, ma è modellato e limitato da alleanze, istituzioni e modelli di cooperazione. Vista in questa luce, tali affermazioni sollevano questioni analitiche centrali: come si forma e si mantiene l’ordine globale? Quali fattori lo rendono stabile o instabile? E come interagiscono capacità materiali, strutture istituzionali e cambiamento ideologico nel plasmare gli esiti della politica mondiale?

 

Piuttosto che segnalare il declino delle relazioni internazionali come campo di studio, l’attuale passaggio da un ordine relativamente coerente basato sulle regole a un sistema più frammentato di centri di potere concorrenti ne sottolinea la perdurante rilevanza. Esso rafforza la necessità di un’analisi attenta di come l’ordine venga costruito, mantenuto e talvolta perduto in condizioni di profonda incertezza. Allo stesso tempo, invita a superare ampie assunzioni universalistiche e a esaminare più da vicino come capacità materiali, alleanze strategiche e norme contestate interagiscano nel plasmare la politica globale.

 

Per gli studenti delle relazioni internazionali, questo momento non è di declino ma di opportunità: un’occasione per confrontarsi criticamente con un mondo in trasformazione e per sviluppare gli strumenti analitici necessari a comprendere — e forse plasmare — il futuro dell’ordine globale.