Poche espressioni circolano oggi con la frequenza di Far Right. Spesso resa in italiano con “ultradestra”, è usata per Trump e Orbán, per Meloni e Fratelli d'Italia, ma anche per l’Alternative für Deutschland in Germania e, più recentemente, per Futuro Nazionale di Vannacci. Perché la adoperiamo così spesso?
Probabilmente non ricorriamo a questa semplificazione concettuale soltanto per pigrizia, ma perché è difficile collocare con precisione questi soggetti politici lungo il continuum compreso tra radicalismo ed estremismo antidemocratico e violento. Il problema è prospettico e dipende dalla posizione da cui li osserviamo: il quadro di riferimento si sta spostando gradualmente, e uno spostamento lento è, per definizione, più difficile da registrare di una rottura netta.
Il confine tra ciò che un sistema democratico tollera e ciò che sanziona si fonda su un equilibrio delicato e non si sposta tutto in una volta. Le regole elettorali e giudiziarie continuano formalmente a punire gli attacchi ai vincoli costituzionali, ma lo fanno con minore costanza; i partiti mainstream continuano a dichiararsi distinti da quelli radicali ed estremisti, ma li trattano sempre più spesso come interlocutori ordinari, in parlamento come nelle alleanze locali; gli elettori continuano a dichiararsi legati ai principi democratici, ma una quota crescente di essi è disposta, caso per caso, a tollerare violazioni di quei principi quando a compierle è il proprio schieramento. Nessuno di questi mutamenti, preso singolarmente, basta a riclassificare un partito o un leader. Presi insieme, e ripetuti nel tempo, modificano ciò che quel partito o quel leader può permettersi di fare.
Ecco allora perché un'etichetta come Far Right risulta oggi utile, pur rimanendo inevitabilmente imprecisa: il sistema di riferimento rispetto al quale un attore appare radicale o estremo non è statico, e la nostra capacità di classificarlo non tiene il passo con la sua trasformazione. Un partito può restare identico nel programma e cambiare comunque posizione, semplicemente perché intorno a esso si abbassa la soglia di ciò che prima gli era precluso.
Ne discende un'indicazione per chi osserva questi fenomeni. Prima di chiedersi cosa un partito sia, radicale o estremo, mainstream o meno, vale forse la pena domandarsi che cosa il contesto gli consenta di rappresentare. Sono il grado di sanzione istituzionale, la legittimazione del mainstream e la tolleranza degli elettori a dirci, con maggiore precisione dell'etichetta stessa, dove un attore politico si collochi davvero e fino a che punto il contesto gli consenta di spingersi.